lunedì 22 aprile 2013

L'impero romano nel II SECOLO: sintesi



 L'impero romano nel II SECOLO: sintesi: VERSO UN MONDO COMUNE Roma imperiale è la capitale di un mondo molto complesso, costituito da un mosaico di popoli che parlavano lingue diverse e abitavano un territorio di estensione smisurata, che andava dalle sabbie dell’Egitto alle foreste della Germania, dalle coste dell’Oceano Atlantico ai fiumi della Mesopotamia. Durante i primi secoli dell’era imperiale, lo stato romano riesce a tenere unito un ampio mondo comune. La cittadinanza viene accordata con liberalità, al fine di “romanizzare” le classi dirigenti dei popoli soggetti. Si affermerà una cultura omogenea in tutto l’impero: quella greco-romana. Questo processo di livellamento e di unificazione non fu sempre spontaneo: le etnie che rifiutavano di romanizzasi furono sterminate; in alcune zone marginali dell’impero le popolazioni locali mantenevano i propri costumi e tentavano di condurre valorose e sfortunate guerriglie contro l’autorità imperiale 
II secolo d.C._ Apogeo dell'impero romano Il beatissimum saeculum:
Il II secolo d. C è stato universalmente considerato dagli storici antichi e moderni beatissimum saeculum, l'età d'oro dell'impero. Persino lo storico Tacito parlò di un'epoca nuova, in cui si poterono conciliare due cose in apparenza inconciliabili: l'impero e la libertà (che in realtà è la libertà del senato). Gli imperatori di quest'epoca discendevano tutti da nobili famiglie situate nelle province romanizzate come le Gallie e la Spagna. Lo stesso valeva per il senato formato in maggioranza dalla nobiltà provinciale che stava sostituendo la nobiltà italica messa a dura prova dopo l'impero di Nerone.  In questo modo senato ed imperatore, provenendo dallo stesso ambiente, avevano mentalità e interessi in comune e il loro rapporto, in questa nuova epoca, si consolidò.
Il principato adottivo
Per una combinazione di circostanze nessuno degli imperatori del secolo II d.C ebbe discendenti diretti; per provvedere alla successione al trono essi dovettero dunque adottare una persona estranea alla loro famiglia. La legittimità del potere di questi imperatori non proveniva dal diritto di nascita (non riconosciuto dal sistema giuridico romano) ma dalla decisione diretta del princeps; sembrò realizzarsi l'ideale stoico diffuso nell'aristocrazia romana che poneva al vertice dello stato un optimus princeps, i cui meriti fossero riconosciuti da tutti e la cui autorità fosse di conseguenza accettata da tutti. Ciò evitò le congiure di palazzo e la possibilità che persone impreparate salissero al potere. I nuovi imperatori sarebbero stati scelti sulla base delle loro effettive capacità e sarebbero stati graditi anche dal senato, per via del nuovo accordo tra i due organi politici; inoltre sarebbero stati ben visti anche dall'esercito.
La vita cittadina
 Il bilancio del II secolo d.C. fu complessivamente positivo. I confini raggiunsero la massima estensione; le aristocrazie provinciali erano ormai perfettamente integrate nello stato romano; la vita cittadina in ogni provincia dell'impero s'incrementò come mai in precedenza: furono fondate nuove città e quelle esistenti vennero abbellite con monumenti ed edifici di pubblica utilità.
Elementi di debolezza – l’agricoltura dà i primi segni di debolezza. Gli obblighi militari toglievano forza lavoro alle attività produttive e favorivano il calo demografico. Grandi possedimenti terrieri in mano ai latifondisti però non producevano come sarebbe accaduto se gli stessi territori fossero stati divisi tra aziende agricole familiari in cui l'interesse personale avrebbe stimolato l'agricoltura a incrementare la produzione e a investire i guadagni per migliorare l'azienda: l'avanzata del latifondo diminuiva la produzione globale. Il sistema del colonato: molti proprietari terrieri, per ovviare al declino della produzione, trovavano più conveniente rinunciare alla gestione diretta delle grandi aziende agricole. L'epoca dell'economia schiavista venne meno (anche perché la pace ridusse la disponibilità di schiavi) e fu sostituita dal sistema del colonato. Dato il basso rendimento della manodopera servile le grandi tenute vennero divise in piccoli lotti affidati a contadini nullatenenti o schiavi in stato di semilibertà, detti “coloni” che versavano al proprietario metà di quanto raccoglievano.

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